Jean Marc Hunt, una devorazione intellettuale

Tim Frager, Fondation Clément©GGermain-2018

Cahier d'un non-retour au pays natal, Kelly Sinnapah Mary/courtesy Fondation Clément©GGermain-2018

Vue de l'exposition "desir cannibale"/courtesy Fondation Clément©GGermain-2018

Jean-Marc Hunt

Opaline installation, Jérémy Paul/courtsey Fondation Clément © GGermain-2018

Trulli
Tim Frager, Fondation Clément©GGermain-2018
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Cahier d'un non-retour au pays natal, Kelly Sinnapah Mary/courtesy Fondation Clément©GGermain-2018
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Vue de l'exposition "desir cannibale"/courtesy Fondation Clément©GGermain-2018
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Jean-Marc Hunt
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Opaline installation, Jérémy Paul/courtsey Fondation Clément © GGermain-2018

Mostra in corso fino al 19 settembre – presso la Fondation Clément, centro leader per l’arte contemporanea in Martinica, Desiderio cannibale vede Jean-Marc Hunt nel ruolo di curatore, che riunisce nove artisti Guadalupiani contemporanei con meno di quarant’anni di esperienza internazionale.

Noto per i suoi dipinti neo-espressionisti e per le sue performance semplici e significative, invitato a mostre in Europa e negli Stati Uniti, Jean-Marc Hunt vive e lavora in Guadalupa da oltre 15 anni. Il suo riconoscimento oggi è dovuto solo ai suoi sforzi e progetti, che egli conduce accompagnato dal suo agente Vanessa Gaulain. Oltre al suo lavoro artistico, questo instancabile “serial pittore” è anche un ambasciatore dell’arte contemporanea della Guadalupa, che si batte affinché gli artisti dell’isola possano emergere per ottenere il riconoscimento mondiale che meritano

In continuità con ART BEMAO, il festival d’arte della Guadalupa ideato dall’artista nel 2009 e che ha visto in tre edizioni l’incontro tra ospiti internazionali (Hervé Télémaque, il collettivo Galvanize, David Gumbs, Ernest Dükü) e artisti Guadalupani (Audrey Phibel, Michel Rovelas, Philippe Thomarel), la mostra presso la fondazione aziendale GBH, egli permette infine di esportare oltre a esporre gli artisti in cui crede e di cui sostiene il lavoro

Desiderio cannibale. Questo titolo ci seduce. Caricata di brutalità poetica, questa mostra è una risposta ai “potenti impulsi, desideri e fantasie di violenza di un altro tempo”, per citare il curatore

Un’esigenza divorante che Jean-Marc Hunt conosce bene, perché caratterizza il suo pensiero, permeando tutto il suo lavoro. “Essere in grado di travolgere la storia dell’arte, attraverso la mia definizione di che cos’è l’Arte” Così descrive il suo approccio artistico attraverso un impulso antropofagico verso i Maestri della storia dell’arte e i loro stili

Una forma di espressione che nasce in profondità, che agita le viscere, è carnale, viscerale. L’artista è un predatore affamato che divora ogni storia e cultura con cui entra in contatto, per assimilarla secondo la propria pratica plastica e la propria visione del mondo

Il catalogo della mostra si apre con una citazione di Suzanne Césaire:

“E ora lucidità totale. Il mio sguardo oltre queste forme perfette e questi colori, sorprende, sul bellissimo viso dell’Antille, i suoi tormenti interni” (Tratto dall’articolo Il grande mimetismo della rivista Tropiques, 1945.)

Questa donna eccezionale ha saputo imporre l’autenticità della sua identità sfidando la censura nell’epoca della Resistenza, grazie alla sua volontà e al suo impegno, ma soprattutto al suo desiderio di conoscenza e di cultura. “Una cultura digerita, che usano per affermare la loro identità, ma anche la loro resistenza”, suggerisce Daniel Maximin, descrivendola nel libro.Il grande mimetismo. Scritti dissenzienti (1941 – 1945) (Edizioni Seuil, maggio 2009). Suzanne Césaire incarna così la figura del cannibale

L’allegoria scelta da Jean Marc Hunt è quella di un cannibalismo intellettuale, così vorace quando si tratta di inghiottire simbolicamente tutta la cultura colonizzatrice e globalizzatrice imposta, così feroce nella sua espressione finale, che deriva da nuovi immaginari, nella forma della creazione artistica

Per dirla attraverso alcune opere si passa dall’affresco realizzato in situ da Tim Frager dove si avverte tutta la tenerezza dei ricordi dei luoghi in cui è cresciuto, Guadalupa e Mali, attraverso l’affermazione del simbolismo afro-caraibico che definisce la sua identità multiculturale, all’installazione di Jeremy Paul dove l’assemblaggio di diversi elementi della nostra vita quotidiana ci permette di vedere una cultura della globalizzazione contemporanea, in cui ogni particolare cultura svanisce e perde di significato. Per finire con l’opera di Kelly Sinnapah Mary. Discendente di lavoratori indiani impegnati nei campi di canna delle Indie Occidentali, ripercorre in Quaderno di non ritorno nel paese d’origine, 2018 la storia delle sue origini. Entrando nel suo delicato universo sulla superficie di nastri e rosa pallido, lo spettatore si ritrova inghiottito in un’opera violenta intrisa di sofferenza.

Così la mostra è la digestione dopo la grande festa, la sintesi di questo processo estetico di assimilazione e di messa in discussione di tutte le conoscenze. Al crocevia delle molteplici culture con le quali entra in contatto, i Caraibi e i suoi artisti vivono i tormenti interiori mondi che l’hanno attraversata per acquisire attraverso il desiderio cannibale, il lucidità totaleper usare le parole di Suzanne Césaire. La consapevolezza di sé, dell’autenticità e dell’unicità della propria identità e la capacità di tradurla in nuovi linguaggi universali

 

Mostra Desiderio cannibale

Dal 27 luglio al 19 settembre 2018

Alla Fondazione Clément

Casa Clément 97240 Le François – Martinica

http://www.fondation-clement.org

Marianna de Marzi

Giovane curatrice indipendente, Marianna De Marzi usa la sua versatilità per sostenere la promozione dell’arte contemporanea e dei suoi artisti. Ha lavorato a fianco di Nicolas Bourriaud nel...

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