C’era una volta…Una linea: Ritratto di Sarah Jérôme

Collision baigneuse ©Sarah Jerôme

Sarah Jerome©Fanny Giniès

séquence 7, mine graphite sur calque, 22x28cm ©Sarah Jerome

serie Cliché (3), 2018©Sarah Jérôme 28 X 22 cm mine de plomb sur papier calque

Trulli
Collision baigneuse ©Sarah Jerôme
Trulli
Sarah Jerome©Fanny Giniès
Trulli
séquence 7, mine graphite sur calque, 22x28cm ©Sarah Jerome
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serie Cliché (3), 2018©Sarah Jérôme 28 X 22 cm mine de plomb sur papier calque

Nata 1979 à Rennes, Sarah Jérôme è un artista visiva che lavora nel disegno, nella pittura e nella scultura. Laureata del Conservatorio Nazionale Superiore della Danza di Parigi successivamente l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts de Paris. Da allora, ha esposto regolarmente i suoi lavori a fiere d’arte contemporanea come DDessin, Miart, Arte Parigi nelle gallerie come larnolina o Da-End ma anche all’estero, in Italia alla Galleria Doppelgaenger e in Svizzera alla Galleria C. Insegna disegno contemporaneo alla Officina di Sèvres con gli studenti che preparano il concorso scuola d’arte

Sarah Jérôme  partecipa alla 9th Edizione di Drawing Room à Montpellier che si tiene da 13-16 settembre 2018 dove troviamo le sue opere contrassegnate da forze contraddittorie. 

 

Intervista:

In che modo la pratica della danza classica, che ha praticato ad alto livello, influenza la sua creazione plastica?

Ho preso l’abitudine di liberare una forma di bellezza attraverso il dolore inflitto. Il ballerino addomestica la sofferenza, la nasconde, per scopi “fertili”, ma c’è una tensione tra queste due nozioni. Questa disciplina mi ha insegnato una cosa essenziale che insegno ai miei studenti “Per essere liberi hai bisogno di rigore, di disciplina”. Anche se ho lasciato il mondo della danza molto tempo fa, vive ancora in me e soprattutto nella mia pratica creativa. Quando lavoro, il mio corpo è impegnato, investito. La mia pratica è molto fisica, il ritmo e la musicalità sono fattori decisivi per l’elaborazione di un lavoro.

Raccontaci della sua creazione.

Mi interessano le contraddizioni e le opposizioni. L’immagine porta tensioni, suggestioni, doppie interpretazioni come evocazione di un mondo che ci protegge e ci racchiude. Mi piace questa lettura antinomica.

Formare un corpo frammentato, disturbare l’occhio cambiando la scala di alcuni elementi del disegno, creare situazioni assurde o incongrue.

Attraverso lo spettro dell’intimo, metto in dubbio le incomprensioni da cui sorgono i conflitti. Le immagini che creo non sono univoche. Infine, mi piace raccogliere le cose incompatibili e troviamo che nella mia pratica come la ceramica impastata e la cera o olio e tracciatura.

Si ha una vera e propria predilezione per il livello.

Lo strato è per me come un derma, uno strato di pelle, sensuale, liscia e scivolosa. Si tratta di un sostegno che a priori, non invita a lavorare il petrolio. Pulendo la materia ottengo fluidità e soprattutto luce che mi permettono di far emergere le forme. Costruisco e decostruisco. Recupero, faccio scelte, mi ritiro… Devio la funzione primaria del medium per andare contro ciò che ci si aspetta dal disegno, contro la sua correttezza

Che cosa presentera al salotto?

Presenterò una serie recente “Sequenze da un brano del coreografo tedesco Pina Bausch. Si tratta di un’acquisizione di immagini della stanza “Nelken che ho scomposto e diviso in diversi disegni. La lunghezza focale è soggettiva e commovente. L’occhio oscilla tra il set, i costumi, i movimenti, i dettagli del corpo. L’intero corpo evoca un movimento cristallizzato.

Poi vedremo la serie “Collisioni” grandi formati su carta da lucidi.

Infine, la serie “Clichés che è al tempo stesso una forma di caricatura e un’istantanea della vita quotidiana

In tutto il mio lavoro, mantengo questa dicotomia tra gestualità e calma, tra azione e quiete, tra positivo e negativo, mettendo in discussione i limiti dell’immagine. Di un’immagine metaforica, polisemantica, illusoria ma molto reale. Un’immagine che tocca tutti in modo molto personale.

 

Ritratto cinese:

Se fosse un disegno? Un nudo erotico di Rodin

La sua tecnica preferita? Fango, in senso lato. Trasforma questo materiale, modella, sublima, disegna.

Il supporto più insolito? Un piatto di salsa

“Disegnare è come…”? Rivelare

Marlène Pegliasco

Laureata in Storia dell’Arte e residente a Tolone, ho creato il blog Art In Var (www.artinvar.fr) per condividere con i miei lettori le ricche notizie artistiche di questo bellissimo dipartim...

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