Jean-Philippe Rameau da Clement Cogitore’s

capture d'écran "Les Indes Galantes"©Clément Cogitore

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Trulli
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#PARIGI 22 gennaio 2017. Opera di Parigi. Sentiamo il tamburo, che scandisce il ritmo come se fosse qualcosa che annuncia. Sentiamo voci, sospiri. Luce: una folla piuttosto compatta, concentrica. I giovani ballano lentamente, mentre uno di loro è più attivo. La folla si allontana (vediamo i bambini), lasciando spazio a questo giovane il cui volto non si vede, piegato che è, sotto il suo cappello. Balla. Danza il krump. Clément Cogitore fa parte della folla, filma una telecamera sulla spalla, è molto vicino a corpi, voci, gesti, espressioni ed esclamazioni di incoraggiamento. Solo un colpo largo, rapidamente chiuso, romperà questa unione, coreografato da Bintou Dembele, Grichka & Brahim Rachiki.

Cogitore è uno di questa famiglia di artisti che si interrogano sul tempo delle interrogazioni. Il tempo, disse una volta, con tutta la sua ricchezza semantica, che tipo di domande Cogitore? Tre tipi: il tempo della danza, il tempo della musica e il tempo storico (o addirittura transistorico). Aggiunte a quelle della cultura e dell’arte, che, per ragioni che certamente hanno a che fare solo con l’allineamento dei pianeti, si incontrano solo in certi momenti, e di questo tipo, in questo caso, che ci portano a dire che la storia balbetta, come sappiamo, ma che lei può ripetere questo balbettare in modo sempre più insistente e voluminoso – nel senso di volume sonoro – e i tamburi suonati nel film sono più forti di quelli dell’opera originale di Rameau, Les Indes Galantes, per esempio. 

Perché prima c’è Rameau. Ma, direi anche di più, Rameau e gli indiani. Cogitore conosce gli aneddoti che vengono fuori. Il 25 novembre 1725, quattro capi indiani – inviati dai francesi dall’Illinois – incontrarono Luigi XV! Il capo Agapit Chicagou, della Metchagimea, ha tenuto un discorso, giurando fedeltà alla corona. Il giorno dopo, il Re ha portato i Chiefs a caccia al coniglio. E’ fantastico!
Mentre gli Chef erano a Parigi, Rameau ha assistito ad uno spettacolo al Théâtre italien. Sono stati presentati tre tipi di danze indiane: Pace, Guerra e Danze della Vittoria. Lo ispira. Ha scritto un pezzo per clavicembalo intitolato “Les Sauvages”. Ed è del tutto naturale che includerà un nuovo quadro nella sua opera Les Indes Galantes. Così, dopo la “terza voce” (i Fiori), leggiamo nel libretto:

Gli indiani,

Nuova voce

affiancato

nelle Indie Galant

sabato 10 marzo 1736

I “selvaggi”, per tutto ciò che si muove in modo non ortodosso, non governativo. Ma cosa significa il termine “selvaggio” per Rameau? Dalla lettura dei testi dell’opuscolo, sembra che questi selvaggi siano molto gentili, cortesi, volubili, ma non dopo che l'”imene” è stato concesso. La domanda che mi viene in mente è come Cogitore traspone l’innocua – all’inizio – visione di Rameau in questa selvaggia incarnazione? Cogitore associa, e solo come può fare un artista, l’improbabile e il convincente. In un’intervista online, Cogitore spiega che la krump è nata in seguito ai disordini di Los Angeles, iniziati il 29 aprile 1992. Ma è una leggenda. Leggenda? Sì, perché se si guarda un po ‘, ti rendi conto che krump ha fondamentalmente due date di nascita …

Nel 1992, un amico ne invitò un altro, Thomas Johnson, per ospitare una festa di compleanno. Quest’ultimo inventa letteralmente un nuovo modo di giocare al clown. Ha appena trovato una carriera e diventa famoso come “Tommy il clown”. E’ nato il clowning. Il clowning è considerato il precursore del krump. Nei primi anni 2000, Cesare “Tight Eyez” Willis e Jo’ Artis Ratti, due ballerini della compagnia di Johnson, che praticavano una forma più aggressiva e virulenta di clowning, si sono separati e hanno aperto un’accademia di clown con un programma di competizione nella “Battle Zone” al Great Western Forum (Los Angeles). Squadre di krump-isti e clown si uniscono e si impegnano in battaglie pubbliche. Ci sono quattro movimenti principali in krump: “jabs”, “arm swings”, “petto pops”, e “stomps”. I primi due termini sono termini di boxe, e gli ultimi due possono essere tradotti come “torso jump” e “trampling”. Infatti, il krump è una danza molto fisica, fatta di violenza appena arrivata, bozze di colpi, vortici, braccia contorte, volti e increspature sensuali dei corpi.

E’ generalmente accettato che il krump è una danza che, per molti, ha evitato di essere reclutato dalle bande. Così, tutta l’aggressività associata alla relegazione sociale si trova nell’espressività di una danza, krump. Nel 2005, David LaChapelle ha diretto il documentario “Rize”, che copre diversi stili coreografici, tra cui krump. LaChapelle filma battaglie in krump, intervallate da scene di lotta africana, “creando un interessante parallelo arricchito dal fatto che i volti dei partecipanti sono dipinti”.1 Come dice Dragon (ballerino di krump) in ‘Rize’, “krump è il balletto del ghetto”. E per una buona ragione!

Krump regge, come si può vedere dalla visione del film di Cogitore, essenzialmente nella sua tensione con il rapporto con gli altri, e ancora di più con gli altri. Durante una battaglia di krump, tutti incoraggiano il ballerino (o i ballerini), ogni ballerino danza anche lasciando spazio nel mezzo per colui che, momentaneamente, è quindi su un palcoscenico, mentre sono tutti, di fatto.

Ora, come fa Cogitore a collegare Rameau e il tempo degli indiani con krump?

Cogitore opera un carotaggio temporale ed etnico, cercando la violenza Nascendi. Il trapano è a due teste – cercare i “selvaggi” e trovare qualcos’altro… Cogitore transcodifica la visione di un Rameau, regista della sua musica danzata dagli indiani! Come si può descrivere questo effetto? Verme cosmico? La teoria dei “wormholes” cosmici stabilisce che in alcuni luoghi del cosmo è possibile attraversare le soglie temporali e quindi i periodi di tempo. E’ questo che fa Cogitore?

Se questo è il caso, c’è una fusione di due epoche, due gruppi etnici (gli indiani sono diventati afro-americani). Paradossalmente, la violenza simbolica di krump – un gesto di colpi, schiva, schivate, shock ricevuti – sembra più “selvaggia” di quella raffigurata da Rameau e dalla storia molto simpatica e amichevole dei capi indiani in Luigi XV.

Ma, a differenza di una lettura cronologica, si tratta in realtà della rinascita ucronica della violenza coloniale senza tempo: qualunque sia l’evento e il suo tempo, è sempre lo stesso tipo di violenza, purché riguardi gli stessi attori, e qualunque siano le generazioni. Questa è l’essenza della colonizzazione. Stuttering e colonizzazione dei corpi e della psiche, come in krump, che balbettava brutalmente i gesti tanto quanto martella la terra con la loro presenza qui e ora.

 

 

Le Indie Galant

Clément Cogitore

Léon Mychkine

Léon Mychkine è lo pseudonimo di un critico d’arte, intervistatore e fotografo, che scrive sul proprio sito web: Art-icle. Il suo vero nome è facile da trovare, ed è uno scrittore, poeta ...

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