Un disegno….. una linea: Incontro con Mathieu Dufois

Harem ©Mathieu Dufois

La relève, 2018 ©Mathieu Dufois

série Hors Vue ©Mathieu Dufois

Série L'éclipse, 2014 ©Mathieu Dufois

Trulli
Harem ©Mathieu Dufois
Trulli
La relève, 2018 ©Mathieu Dufois
Trulli
série Hors Vue ©Mathieu Dufois
Trulli
Série L'éclipse, 2014 ©Mathieu Dufois

Premio New Art Collector 2019, assegnato durante l’edizione 2018 della FIAC sotto il tetto di vetro del Grand Palais di Parigi, Mathieu Dufois viene premiato per il suo lavoro grafico che unisce foglio da disegno e carta fotografica, disegno e settima arte in strani giochi di similitudini, giocando con le nostre percezioni e apprezzamenti.

I suoi disegni in pietra nera si ispirano alle inquadrature cinematografiche di film polizieschi americani degli anni Cinquanta, riproduzioni, immagini consumate che sono sopravvissute nel tempo e che vengono rielaborate con materia minerale La densità della pietra nera crea problemi nell’universo, a volte spettrali, a volte intriganti, dove i personaggi sembrano decomporsi nel biancore delle riserve.

Da diversi anni il lavoro di Mathieu Dufois è esposto in diversi luoghi: una mostra personale nel 2015 al Centre de Création Contemporaine Olivier Debré de Tours (CCCOD); alla mostra Drawing Now con la galleria che lo rappresenta, la Galerie Particulière/Galerie Foucher-Biousse, Il revient actuellement d’une résidence au Centro d’arte Fayoum in Egitto, in collaborazione con la CCCOD e due mostre personali saranno esposte in autunno.

Nato nel 1984, Mathieu Dufois, appassionato di cinema, compone disegni, modelli e video. Il disegno è la base di tutta la sua produzione. Un disegno che trascrive le immagini fisse di questi film oscuri, popolati da eroine e gangster. Mathieu Dufois si ispira anche alle vecchie fotografie o a quelle da lui scattate per la serie Harem.

Sequenze cinematografiche ancorate nelle menti, luoghi intrisi di storia, esplora una memoria collettiva, decifrata da una particolare emozione, reinterpretata dalla pietra nera la cui traccia sulla carta porta una nuova densità. Il disegno, come il cinema, è legato alla nozione di tempo. Nel disegno, l’immagine si rivela gradualmente e fa riapparire personaggi già esistenti. Dal suo lavoro emerge un aspetto quasi tridimensionale dove ogni forma viene messa in volume. Il nero intenso porta una profondità tale che ogni personaggio sembra emergere, come nella serie The Eclipse….. Un modello disegnato.
Fotografie e immagini d’archivio costituiscono l’ispirazione per questi disegni e compongono territori sconosciuti da investire. La grana della carta e la consistenza della pietra nera conferiscono una consistenza enigmatica e insondabile. Sottile evanescenza. Dissolvenze sovrapposte, forme astratte, indovinate quando si trova la scena. L’ombra modella la scena, più che la luce, scene strane e inquietanti al confine tra realtà e onirismo, tra finzione e mito. Vecchie immagini per non disturbare chi viene dalla nostra vita quotidiana. O un mondo animale in negativo. Come non vedere le cose vere. L’artista cerca di andare oltre i limiti del linguaggio grafico per riscrivere una storia passata.
Con la sua tecnica unica – gli sfondi neri vengono prima disegnati e poi sfumati con una gomma – Mathieu Dufois crea così dei ponti tra queste immagini che attraversano i nostri occhi e impregnano noi e la nostra esistenza. Dalla settima arte alle arti grafiche, dal mondo reale ai mondi intimi, spetta ora a ciascuno di comporre il proprio scenario.

Marlène Pegliasco: Mathieu Dufois, raccontaci il tuo processo di lavoro.
Mathieu Dufois: Non sono in un processo di sovrapproduzione. Sono qualcuno che si nutre, osserva e assorbe i posti in cui vado. Durante la mia ultima residenza al Fayoum Center, non ho disegnato ma ho preso molti appunti, ho fatto fotografie, schizzi ed è ora, una volta entrato nel mio laboratorio di Tours, che inizierò a lavorare. Con questa tecnica di approccio creativo, formulo diverse idee, variando il disegno, l’idea di volume, l’idea di immagini in movimento con il video…….. Inoltre, i modelli sono una parte importante del mio lavoro, sono elementi essenziali per realizzare i miei film, ma sono anche una sorta di decorazione per sperimentare il disegno con proiezioni di immagini. Mi piace lavorare sulla differenza di texture, giocare sui rapporti di scala, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo. Per quanto riguarda la mia ispirazione, gioco sulla memoria collettiva. Nel 2017, nella Dordogna, mi sono avventurato nei rapporti animali e nei primi soggetti che gli esseri preistorici rappresentavano nelle grotte. A Fayoum, mi trovavo di fronte a rovine e resti millenari. Tutto questo ha senso.

M.P.: Il tuo materiale preferito è la pietra nera. Come rispecchia la tua ispirazione?
M.D.: Quando ero studente, ho lavorato molto con grafite e grafite e matita di piombo e più i miei disegni si avventuravano in soggetti notturni, più i loro aspetti erano brillanti, il che non mi si addiceva perché volevo trovare una texture opaca. Un insegnante mi ha consigliato di concentrarmi sull’incisione, ma alla fine, è stata una serie di disegni fatti con la pietra nera a Torino che mi ha innescato il cuore per questo mezzo. Il nero porta una densità, una sorta di vellutato su carta che assomiglia alla grana d’argento delle vecchie fotografie, una densità che si esprime pienamente su carta come la carta ad arco. La pietra nera è uno strumento tecnico con cui lavorare. La punta è spessa e non può più essere cancellata perché lascia tracce. Quando voglio creare delle aree molto bianche sul disegno, evito di mescolare la polvere con esso o lavoro con la tecnica del nero, una vecchia tecnica di incisione che esalta i bianchi. Con la pietra nera, sfuoco le forme, disegnando tratti molto rappresentativi e altri abbastanza sfuocati in modo che i volti non siano riconoscibili in modo che ogni immagine riattiva un ricordo personale.

M.P.: Il suo disegno è molto ispirato al cinema.
M.D. : Siamo tutti cresciuti con il cinema e l’idea è quella di riprendere il passato, non come nostalgia, ma come qualcosa di intenso che vive in noi e ha qualcosa da dirci e da rivelarci. La serie Hors Vue è basata su film realizzati da mio padre in Super 8. La texture è sfocata, granulare, emerge qualcosa di spettrale, i personaggi – anche se sono la mia famiglia – sono appena riconoscibili. Questo rapporto con il passato è finito nella mia casa in Dordogna. Andare alla fonte, ai margini della creazione, nelle cantine dove sono state create le prime immagini, le prime immagini animate quando vediamo come i nostri antenati rappresentavano l’illusione del movimento nella grotta di Chauvet. Non è una nostalgia, una forma di rimpianto al contrario: il ritorno ai semi ci permette di sviluppare meglio la creazione. E voglio spingere questa creazione fino al livello più profondo, che le relazioni tra passato e presente siano alimentate, che le idee siano usate per creare una forma di continuità tra gesti primitivi e digitali. Come nelle arti visive, dobbiamo tornare a mezzi che sono stati messi da parte, l’idea di un loop continua ad emergere nel mio lavoro come se si volessero abbattere i confini, come se si volesse fare riferimento al passato e al presente. Comprendere la radice di tutte queste forme artistiche.

M.P: Il disegno ti spinge in altri campi creativi?
M.D. : Non ho una sola etichetta, sono disegnatore, regista, artista plastico, tutti allo stesso tempo. Grazie al modello e al video, sarò in grado di estendere il disegno al 3D, percepire i volumi, entrare all’interno del materiale, fornire un’illusione, portare movimento. Questo sfondo film/arte è interessante perché mescolo scenografia, pittura, scultura, che mi permette di combinare i supporti in modo che tutti possano entrare in risonanza per aprirsi su qualcos’altro. Quando sono un regista o un artista visivo? Nessuna, per me non c’è differenza.

 

Ritratto di disegnatore:
Se fossi un disegno: uno schizzo di Géricault come suo studio del corpo.
Una tecnica preferita: sfocatura con pietra nera.
Il mezzo più insolito: il flusso luminoso della proiezione video.
“Disegnare è come”: esistere.

Marlène Pegliasco

Laureata in Storia dell’Arte e residente a Tolone, ho creato il blog Art In Var (www.artinvar.fr) per condividere con i miei lettori le ricche notizie artistiche di questo bellissimo dipartim...

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