“Per dire la brutalita’ del mondo, devi essere organizzato.”

Pascal Konan lors de sa résidence à Jardin Rouge / © Fondation Montresso

Yéanzi est né en 1988 à Katiola, en Côte d’Ivoire. Diplômé de l’École Nationale des Beaux-Arts d’Abidjan dont il sort major de sa promotion en 2012, Yéanzi a travaillé comme portraitiste de commande pendant une dizaine d’années. Il vit et travaille aujourd’hui à Bingerville en Côte d’Ivoire. / © Fondation Montres

Joachim Silué, en pleine résidence à Jardin Rouge, faisant ici écho au mythe de Narcisse, à travers l’utilisation récurrente du peigne ou de fragments de miroirs brisés. / © Fondation Montresso

Les œuvres de Joachim Silué, présentées in situ à la Fondation Montresso. / © Fondation Montresso

Armand Boua à l’œuvre à Jardin Rouge. / © Fondation Montresso

De l’académisme aux embardées abstraites et instinctives : Gopal à l’œuvre à Jardin Rouge. / © Fondation Montresso

Les œuvres de Gopal, au premier plan, qui résonnent étonnamment avec celles de Joachim Silué, au cœur de la Fondation Montresso. / © Fondation Montresso

Études anatomiques approximatives n°3 exemple parfait de la maîtrise d’ouvrage sur papier du peintre Gopal, à découvrir à Jardin Rouge. / © Fondation Montresso

Trulli
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Pascal Konan lors de sa résidence à Jardin Rouge / © Fondation Montresso
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Yéanzi est né en 1988 à Katiola, en Côte d’Ivoire. Diplômé de l’École Nationale des Beaux-Arts d’Abidjan dont il sort major de sa promotion en 2012, Yéanzi a travaillé comme portraitiste de commande pendant une dizaine d’années. Il vit et travaille aujourd’hui à Bingerville en Côte d’Ivoire. / © Fondation Montres
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Joachim Silué, en pleine résidence à Jardin Rouge, faisant ici écho au mythe de Narcisse, à travers l’utilisation récurrente du peigne ou de fragments de miroirs brisés. / © Fondation Montresso
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Les œuvres de Joachim Silué, présentées in situ à la Fondation Montresso. / © Fondation Montresso
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Armand Boua à l’œuvre à Jardin Rouge. / © Fondation Montresso
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De l’académisme aux embardées abstraites et instinctives : Gopal à l’œuvre à Jardin Rouge. / © Fondation Montresso
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Les œuvres de Gopal, au premier plan, qui résonnent étonnamment avec celles de Joachim Silué, au cœur de la Fondation Montresso. / © Fondation Montresso
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Études anatomiques approximatives n°3 exemple parfait de la maîtrise d’ouvrage sur papier du peintre Gopal, à découvrir à Jardin Rouge. / © Fondation Montresso

#Rassegna del programma In-discipline, all’Espace d’Art Montresso* “Per dire la brutalità del mondo, devi essere organizzato”

“La questione estetica, nel mondo di oggi, non può essere lasciata nelle sole mani del mercato. Sarebbe insopportabile. Fortunatamente, le cose non sono piu’ cosi’ risolte. Ci sono collezionisti illuminati, artisti che rifiutano il cinismo. Il pubblico, in particolare, deve essere investito di nuovo con una forma di fiducia, nella sua capacità di restituire la questione della bellezza”, dicono Armand Boua, Gopal Dagnogo, Pascal Konan, Joachim Silué e Yeanzi con una sola voce.

L’analisi va bene e il verbo è alto.

Siamo nel cuore della Fondazione Montresso, una residenza per artisti e uno spazio artistico insolito, a mezz’ora da Marrakech. Questo vasto ritiro creativo ospita fino al 31 marzo la mostra collettiva In-discipline, organizzata per il secondo anno consecutivo in collaborazione con la fondamentale Fiera d’Arte Contemporanea Africana 1-54. All’ordine del giorno? Le opere inedite di questi cinque artisti di origine ivoriana, tutte curate dal curatore e scrittore Yacouba Konaté, figura essenziale dell’arte africana contemporanea


Molti dei problemi qui si intersecano e si incontrano. Un’occasione per grandi discussioni e un’occasione per porsi le domande vere e proprie: di che cosa tratta veramente l’Arte Africana? Quale futuro per la giovane scena artistica riunita qui, alle Portes de l’Atlas? Ma anche, come possiamo decolonizzare l’immaginazione all’interno delle piattaforme europee e delle loro famose fiere?

Per Pascal Konan, prima di tutto, bisogna risolvere alcuni punti preliminari: “qui o altrove, in Europa o in Africa, nel cuore di importanti fiere e di piccole fiere, noi artisti dobbiamo sempre fare in modo che il principio di sincerità che ci guida non venga calpestato. E’ nostro dovere. Detto questo, dobbiamo purtroppo ricordare che la storia delle fiere non è più scritta attraverso la storia degli artisti, ma attraverso la storia del mercato.

“Molte entità sono ora riunite in queste piattaforme chiamate fiere. Artisti, gallerie, collezionisti, giornalisti….. Tutti questi attori sono necessari per l’esistenza di tali eventi. Tuttavia, la questione della responsabilità e del futuro artistico viene sempre posta allo stesso attore, gli artisti, deplora Pascal Konan. “E i compratori? Curatori di mostre? Organizzatori di fiere e pubblico? Una volta appese le nostre opere, anche noi diventiamo, in un certo senso, soggetti alla stessa legge del mercato dell’arte. La storia dell’arte ci dice che è la sensibilità del mercato a decidere il ritmo delle cose. La questione del ritmo è cruciale. Il tempo degli artisti non è sempre quello del mercato”, ricorda Pascal Konan.

Quale modello – economico e sociale – vogliamo per l’arte contemporanea? “chiede Yeanzi. “Su questo tema, gli interessi divergono ancora troppo per convergere. Nessuno, ad oggi, vede le cose allo stesso modo. E’ ancora molto informe. La risposta, non ce l’abbiamo, ma una certezza, deve essere collettiva. Gli sforzi devono essere combinati. Attualmente vi è troppa pressione sugli artisti su questo tema. Sappiamo di essere i punti di partenza e ci assumiamo la nostra parte di responsabilità in questo strano gioco multi-banda. Ma non approveremo tutti i risultati, né tutti gli eccessi legati alla mercificazione delle opere. Capire che gli artisti hanno già messo molta energia di riflessione nel loro lavoro. Penso che questo sforzo debba essere sviluppato in primo luogo nei laboratori. Sarebbe dannoso per la nostra creatività se fosse solo con gli operatori del mercato.

“Il discorso artistico sembra ora essere intrappolato in una morsa. Con, da un lato, un’espressione artistica impegnata e “pulita” e, dall’altro, un insieme di produzioni ciniche, tra parentesi controllate, politicamente impoverite dal mercato“, spiega Joachim Silué. “Penso che l’artista debba prima di tutto porsi la questione della restituzione della sua opera. Restituire è la chiave. Restituire è offrire. Si tratta di contribuire ad un linguaggio artistico, che può così estendersi anche alle nuove generazioni. E così ripetere e arricchire se stessi. E per innescare nuove vocazioni artistiche tra le nostre sorelline e fratelli.

E’ sorprendente sapere che è lo stesso autore di questo motto universalista che allo stesso tempo firma la serie più frontale e intensa di In-disciplina, secondo cru. Madriers, rottami di metallo disgregati o frammenti di specchi….. Joachim assembla pezzi massicci – che lui stesso considera “dipinti” – fatti di materie prime e di una tavolozza minerale, legnosi, segnati dalla patina biancastra del tempo: “Considero gli elementi che compongono le mie opere come cromies secchi, masse che applico” ci confida l’artista ivoriano, ora residente a Modena in Italia. “La raccolta dei materiali, la cernita e la disposizione di questi residui nelle mie grandi casse mi portano ad una tensione, da cui l’opera emergerà. Ma il contenuto del quadro di riferimento deve rimanere minimo. Inoltre oscillano tra una certa febbre creativa e, nonostante tutto, molta preparazione. Per fare la brutalità dell’altro o del mondo, bisogna essere organizzati.

Ed è di questo che si tratta di In-Discipline: accompagnare un’avanguardia affinché sviluppi un’estetica abbastanza forte da denunciare la violenza del mondo. Dove altri artisti – “i cinici” – lo accompagnano.

Nella pancia della Fondazione Montresso sono presentate anche le opere estremamente strutturate di Armand Boua, testimone delle lotte politiche in Africa occidentale, attraverso la vita dei bambini di strada. Le sue composizioni lasciano il segno sui visitatori di Montresso e sul pubblico della fiera d’arte 1-54, poiché l’opera di Armand è visibile anche nella galleria di Abidjan Cécile Fakhoury, che partecipa alla fiera 1-54.

Quinto artista giustamente selezionato dal team di Montresso e Yacouba Konaté, il pittore Gopal Dagnogo è forse quello che ha infuso i colori e gli abbracci più astratti nel cuore del programma In-discipline. Formatosi sulle panchine di un accademismo pittorico molto classico e realistico, Gopal si è tuttavia liberato dalla tecnica per far parlare – in modo libero e istintivo – delle delicate corde del suo inconscio.

“Sono al servizio della tela“, dice il pittore. “Io sono il suo strumento, il suo mezzo grezzo, che opera in un’unità. Non faccio schizzi preliminari…… Il mio principio di composizione si basa su sfondi, spesso pastelli. Una volta asciutte, queste masse di colori preparatori vengono poi a recuperare elementi più figurativi e significativi, una bottiglia qui, un pollame là. “L’uso della tipografia è soggetto allo stesso principio: “Tratto le parole come elementi iconografici, che possono ammorbidire gli spazi o creare effetti grafici. ”

Anche se immerso in un dialogo con il suo io creativo, il residuo tecnico del gesto di Gopal è tale che le sue opere presentano equilibri di composizioni armoniche ipers, oltre che una formidabile esigenza estetica. E se l’uomo afferma di essere soprattutto pittore, è necessario anche guardare le sue opere su carta, ampiamente rappresentate nello spazio Montresso.

 

 

Il programma In-disciplina si svolge presso ilSpazio d’Arte Montresso fino al 31 marzo 2019.

La prossima fiera d’arte contemporanea africana 1-54 si terrà nel febbraio 2020 a Marrakech, in Marocco.

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