Rosso. Arte e utopia nella terra dei sovietici

Georgi Roublev, Portrait de J.V. Staline 1935, 152x152 cm Moscou, Galerie nationale Tretyakov

Trulli
Georgi Roublev, Portrait de J.V. Staline 1935, 152x152 cm Moscou, Galerie nationale Tretyakov

#PARIS La rivoluzione dell’ottobre 1917 portò ad uno sconvolgimento dell’ordine sociale, le cui ripercussioni furono decisive in termini di creatività artistica. Molti artisti si sono poi coinvolti nella causa comunista e hanno partecipato alla costruzione della nuova società attraverso le loro opere.

Fino al 1° luglio, il Grand Palais propone in una vasta mostra a due piani, per rileggere questo periodo artistico ricco di tensioni e rovesciamenti, dove le innovazioni plastiche e gli inseparabili vincoli ideologici di questo periodo sollevano la questione di una possibile politicizzazione delle arti.

Le prime sale evidenziano i dibattiti che animano la scena artistica sovietica nel periodo successivo alla rivoluzione fino alla metà degli anni Venti, la scenografia si basa su opere di Rodchenko, Popova o Maiakovski ma questa utopia artistica di fusione dell’arte sarà ben presto contrastata da una crescente ostilità del potere bolscevico che non ha il sapore delle avanguardie, preferendo favorire una “arte comprensibile delle masse”.

Dal 1929 e l’acquisizione di Stalin, la repressione cadde sull'”arte di sinistra” e un gruppo di artisti modernisti giocò un ruolo centrale nel definire i fondamenti pittorici del realismo socialista, una proposta di dipinti monumentali che celebravano gli eroi idealizzati.

Infine, la mostra si conclude con una selezione di opere che testimoniano l’avvento di un dogma realistico socialista completamente subordinato all’ideologia, gli artisti e le loro arti affogano in un kitsch di stato.

 

Rosso, arte e utopia nei paesi sovietici

Gallerie nazionali del Grand Palais

Ingresso Clémenceau

3 Avenue du Général Eisenhower,

75008 Parigi

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