Isa Barbier alla galleria Helenbeck: il silenzio informale

ring diam©Isa Barbier

esquif©Isa Barbier

vue de l'exposition

carré©Isa Barbier

esquif©Isa Barbier

esquif©Isa Barbier

esquif chevelure©Isa Barbier

esquif chevelure ©Isa Barbier

barbier bleu rex©Isa Barbier

Trulli
Trulli
ring diam©Isa Barbier
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esquif©Isa Barbier
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vue de l'exposition
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carré©Isa Barbier
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esquif©Isa Barbier
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esquif©Isa Barbier
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esquif chevelure©Isa Barbier
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esquif chevelure ©Isa Barbier
Trulli
barbier bleu rex©Isa Barbier

Si ricordano nature morte come cumuli di verdura o frutta e per la loro carica simbolica. Dovrebbero anche essere definiti solo come la loro origine fiamminga, come “vite silenziose”. Ed è nella risonanza di questo contesto che fiorisce l’opera di Isa Barbier. Non per accumulo, ma al contrario per un ritorno alle fonti del mondo vegetale, all’aria che lo porta o al tremolio delle piume, al bianco immacolato, al soffio appena percettibile della vita quando tutto questo è adornato dal silenzio informale

Perché possiamo suggerire un modulo per il silenzio? E cosa succederebbe a colui che si precipiterebbe nelle lacune di questa creazione? Perché al di là di una relazione con la Arte della terra Isa Barbier definisce gli elementi minimi dello sviluppo di un’opera e, in poche parole, tutti i disturbi che la minacciano. L’avventura è ora in questa esperienza interiore quando si abbina a tutti gli atomi della natura

Con il ricordo, l’artista raccoglie i frammenti più umili. Foglie delicatamente dipinte, steli con curve modulate o agglomerati di aghi di pino rivestiti di colori si disperdono nello spazio, non per rivelare un gesto o estrarre l’essenza delle cose, ma piuttosto per distogliere questi elementi dalla loro origine biologica per confrontarli con le conseguenze dell’arte

Questa intimità che si crea tra questa prima natura e l’opera costruita è tessuta con estrema delicatezza: l’aria invisibile, con la leggerezza del suo respiro, penetra nella fessura degli strati di strati su cui Isa Barbier disegna erbe come getti colorati. Altrove, le figure geometriche si impossessano dello spazio, ingozzandosi della sua luce. Eppure qui tutto è solo un assemblaggio, una grammatica poetica dei segni della natura. Sul bordo del visibile, le piume sospese stendono la loro neve, attaccate ai fili della vergine. Sussurri e vibrazioni, leggerezza del mondo che l’artista accompagna dolcemente. Tutto si annida in questa ondulazione della materia, questo respiro delle cose quando l’artista ne seleziona le particelle più belle per spalmarle su una partitura le cui note percepiremmo come tenue come una caduta di scaglie

Occorre poi aprirsi al piacere, abbandonarsi umilmente a questo quasi nulla in cui brillano le vene dei vivi. Non si tratta più di vedere, sentire o addirittura confidare in tutti i sensi, ma piuttosto di impegnarsi in una serena contemplazione. Questi semplici lineamenti, filo dopo filo, si intrecciano come l’architettura aerea di un nido e l’artista riesce a dare forma al silenzio

 

Fino al 31 maggio 2019,

Isa Barbier, “Linéaments”

Galleria Helenbeck
6 rue Defly, 06000 Nizza

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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