Pugnaire e Raffini alla Galleria Ceysson&Bénétière

Ceysson & Bénétière - 2019 -Pugnaire & Raffini - Vues d'exposition - © Aurélien Mole

Florian Pugnaire & David Raffini - North Carolina Ave, Victorville - 2019 - Impression photographique sur ciment, grillage - 59 x 124 cm - Courtesy Ceysson & Bénétière - © Aurélien Mole

Florian Pugnaire & David Raffini - Salton city - 2019 - impression photographique sur ciment et treillis métallique - 42 x 100 cm - Courtesy Ceysson & Bénétière - © Aurélien Mole

Florian Pugnaire & David Raffini - Scale - 2019 - ciment, asphalte, goudron - 99 x 106 cm - Courtesy Ceysson & Bénétière - © Aurélien Mole

Ceysson & Bénétière - 2019 -smartymagazine-Pugnaire & Raffini - Vues d'exposition - © Aurélien Mole

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Ceysson & Bénétière - 2019 -Pugnaire & Raffini - Vues d'exposition - © Aurélien Mole
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Florian Pugnaire & David Raffini - North Carolina Ave, Victorville - 2019 - Impression photographique sur ciment, grillage - 59 x 124 cm - Courtesy Ceysson & Bénétière - © Aurélien Mole
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Florian Pugnaire & David Raffini - Salton city - 2019 - impression photographique sur ciment et treillis métallique - 42 x 100 cm - Courtesy Ceysson & Bénétière - © Aurélien Mole
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Florian Pugnaire & David Raffini - Scale - 2019 - ciment, asphalte, goudron - 99 x 106 cm - Courtesy Ceysson & Bénétière - © Aurélien Mole
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Ceysson & Bénétière - 2019 -smartymagazine-Pugnaire & Raffini - Vues d'exposition - © Aurélien Mole

#PARIS Tutto questo è il risultato di un film che Pugnaire e Raffini hanno realizzato durante una residenza della Flat Foundation in California.

“Driving Through” è questo racconto filmico del mito americano al ritmo di un road movie, immagini hollywoodiane e spazi abbandonati. L’azione ripetitiva si sviluppa in un percorso fuori dalla cronologia, in un disordine spaziale, nella polvere dell’ondata di calore di un fuori dal mondo. Attraverso un’esperienza di distruzione, gli artisti coglieranno questa negatività come un sole oscuro e tragico che illuminerà l’opera esposta con la sua brillantezza e il suo senso corrosivo. Questo è scritto come illustrazione di questa lacrima tra realtà e finzione. In questo universo desertico, nelle reminiscenze dell’apocalisse, lo spazio si disintegra proprio mentre il tempo si sgretola mentre passato e futuro si intrecciano nello stesso paesaggio di rovine.

Pugnaire e Raffini raccolgono i resti come brandelli di fantasia che tuttavia materializzano la realtà di un’opera. Le macerie sono poi gli oggetti della mostra, gli scheletri di un tempo di decomposizione, uno spazio asciutto nell’unica erbaccia della solitudine. I detriti vengono restituiti sia alla sua tragica nudità che alle immagini che gli artisti stampano su questo materiale distrutto. Passeggiamo in questa incertezza tra realtà e finzione, materia e illustrazione, immaginazione e documentazione. La rabbia oggettiva che coglie il carattere del film è nell’immagine dei nostri artisti quando si confrontano con questi campioni di realtà o oscurità che bolle nel loro laboratorio. L’opera assume poi un monumentale potere sciamanico. È come una stele per la commemorazione di un mondo perduto.

Ma fa parte di un’altra dimensione, al di fuori dei nostri universi; la sua visibilità si rivela sia all’interno del film che attraverso i frammenti esposti nella loro oscura bellezza. Si incarna in questi fantasmi della realtà in cui si sviluppa la finzione.

28 marzo-4 maggio 2019

Fahrenheit 134, Florent Pugnaire e David Raffini

Galleria Ceysson § Beneficiario
23, rue du Renard, 75004, Parigi

www.ceyssonbenetiere.com

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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