Joséphine Meckseper, doppia mostra a Nantes!

©Josephine Meckseper

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Trulli
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#NANTES….. #Il team di Frac Pays de la Loire offre a Josephine Meckseper una doppia mostra presso l’HAB Galerie de Nantes e il Frac Carquefou. Come curatrice della mostra, l’artista mette il suo lavoro in dialogo con le opere del fondo Frac, scegliendo artisti che, come lei, mettono in discussione la supremazia della rappresentazione maschile e il dominio del potere militare, petrolifero, economico e politico.

Josephine Meckseper è nata in Germania da un padre artista e cresciuta a Worpswede, città nota per la sua comunità di artisti che, dall’inizio del XX secolo, ha cercato, lontano dalle convenzioni della pittura accademica, un contatto diretto con la natura e di immergersi in una nuova estetica. Oggi, quasi centotrenta artisti vi abitano ancora oggi in modo permanente.
In questo ambiente, possiamo trovare i fondamenti dell’impegno e del lavoro di Josephine Meckseper, il suo rifiuto delle convenzioni e lo sviluppo di una scrittura artistica senza compromessi. Trae il suo materiale dall’attualità ed è particolarmente interessata alla rappresentazione e alla retorica usata dal potere politico ed economico, che cerca in particolare di decostruire.

La sua espressione artistica è libera da etichette e assume tante forme quanti sono i suoi pensieri e i suoi soggetti di denuncia. La forma di una rivista con la rivista (FAT – Objectifisation), i cui riferimenti sono presenti in mostra. La forma di vetrine, figure di manipolazione commerciale che riutilizza come spazi per l’accumulo di oggetti, simboli di contestazione o rappresentazioni di genere. Oppure possono assumere la forma di video, dipinti che dipinge con una scopa da toilette (Zwei Drei Drei Vier Fünf Sechs, 2016) o una ventosa da aprire (Sieben Sieben Sieben Sieben Sieben Sieben Sieben, 2016), fotografie (Untitled Berlin Demonstration Séries Lastgarten, 2002), sculture o installazioni (Sabotage in auto Assembly Line to Slow it Down, 2009).
Nelle sue finestre, Josephine installa le reliquie della nostra vita moderna e le riorganizza, oggetti di uso quotidiano, che non mancano di ricordare a Duchamp, che non esita a deviare per caricaturare o addirittura ridicolizzare i codici di tutti i poteri. Utilizza tutti i codici di merchandising per produrre queste vetrine in cui mescola simboli di protesta politica, segni o fotografie, combinati con beni di consumo. Queste installazioni mostrano una certa raffinatezza, un lusso freddo. Per l’artista, queste superfici cromate e lisce sono progettate per essere utilizzate come bersagli, come la rottura di vetrine di fascia alta durante le rivolte e le dimostrazioni.
Le opere imitano una vera estetica per trasformare la zona commerciale in zona politica. Un dialogo di queste opere avviene naturalmente con quelle che Josephine Meckseper attinge dalla collezione Frac, come le fotografie di Johannes Kahrs e VALIE EXPORT, Sherrie Levine, Martha Rosler. Il “Not For You” di Monica Bonvicini è come una monumentale ingiunzione la cui natura speculare ti fa pensare. Un’opera, con accenti contraddittori, autorevole e attraente. Monica Bonvicini si concentra sull’architettura come strumento di rappresentazione del potere e strumento fondamentale nel processo di identificazione degli individui, molto vicino all’opera di Josephine.

Al centro della galleria HAB c’è una testa di bunker con una forma che ricorda un capezzolo (Untitled (Bunker), 2009). Una diversione che, al di là della questione maschile/femminile, ci pone di fronte alla natura dell’essere umano tra la brutalità bellica e il seno nutriente. Questo bunker è accompagnato da un altro simbolo di potenza e dominio, un derrick
(Untitled (Oil Rig N°2), 2009), qui presentato in versione ridotta. Si riferisce direttamente al Manhattan Oil Project, presentato nel 2012, alla 46th Street e all’8th Avenue di New York City, in cui due “pompe petrolifere” motorizzate simulano l’estrazione del petrolio in un lotto libero vicino a Time Square. La pompa ricorda le rovine delle città fantasma, i monumenti abbandonati dell’America in declino industriale visti da Josephine. La vicinanza di questo simbolo del potere industriale a quello della seconda guerra mondiale crea legami tra gli interessi economici americani, l’enorme dipendenza dell’industria automobilistica da questo combustibile fossile e le guerre in Medio Oriente.

La questione della libertà di espressione, gravemente compromessa dal PATRIOT Act di Georges Buch negli Stati Uniti, non poteva sfuggire alle preoccupazioni dell’artista. Il film (March for Peace, Justice and Democracy, 04/29/06, New York City, 2007) testimonia la rivolta di una parte della popolazione di New York contro la guerra in Medio Oriente. Girato in 16mm, il film ricorda le manifestazioni contro la guerra del Vietnam negli anni ’60. Un’opera potente che denuncia come il sistema americano abbia negato i propri valori, con la più grande menzogna internazionale, la tortura a Guantanamo Bay, l’ultra-sorveglianza e la sordità verso il suo popolo. In un sistema abbastanza simile a quello della sala principale, questo video è abbinato ad un altro video dedicato al secondo più grande centro commerciale. Questo film, che combina immagini girate nei centri commerciali con immagini di reclutamento militare, il tutto all’ombra della bandiera americana, ti fa venire le vertigini e crea una visione americana da incubo con accenti orwelliani.
Fortunatamente, di fronte a questa visione apocalittica di un mondo americano in declino, Josephine Meckseper, semina nel cammino delle opere più sensibili del Frac, briciole di libertà, semplici desideri che hanno solo bisogno di essere spinti.
Una doppia mostra da non perdere in nessuna circostanza se siete a Nantes.

Josephine Meckseper

Hab Galerie – quai des Antille – 44000 Nantes
Fino al 21 aprile 2019

Frac Pays de la Loire – 24bis, Bd Ampère, La Fleuriaye – 44470 Carquefou
Fino al 26 maggio 2019

www.fracpaysdelaloire.com

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