Un disegno….. una linea! Incontro con Lea Belooussovitch

JONATHAN, 2015 70x100cm

Détail 2 Mogadiscio Photo © Fabrice Schneider

Imphal,Inde 22 octobre 2008 dessin aux crayons de couleurs sur feutre, 45x55cm

Necrologe, encre de chine sur serpillières, 2014-2019

Trulli
JONATHAN, 2015 70x100cm
Trulli
Détail 2 Mogadiscio Photo © Fabrice Schneider
Trulli
Imphal,Inde 22 octobre 2008 dessin aux crayons de couleurs sur feutre, 45x55cm
Trulli
Necrologe, encre de chine sur serpillières, 2014-2019

E’ un’altra realtà, un gioco sfocato, di forme sciolte in purezza cromatica, che esalta la bellezza essenziale di un mondo colto nell’orrore del folle. Questa promessa di un torpore diluito nel modo in cui guardiamo le cose, Lea Belooussovitch lo traduce con il suo disegno. Il feltro diventa un velo sul fatto originale e i colori diventano barlumi di speranza a cui ci aggrappiamo. Mettendo in discussione il modo in cui le fotografie attuali vengono ricevute, Léa Belooussovitch ci pone entro i limiti della percezione

Marlene Pegliaspotresti parlare del tuo background?

Lea Belooussovitch: Sono nato a Parigi, vivo a Bruxelles da 10 anni. In Francia seguo corsi di disegno da quando avevo 6 anni, e dopo il diploma di maturità ho fatto due anni di preparazione in scuole d’arte a Parigi. Nella continuità, ho integrato la scuola di La Cambre a Bruxelles, in opzione Disegno, dove ho ottenuto il mio Master. Dopo la laurea, ho fatto delle residenze d’artista, specialmente alla Fondazione Moonens, alla Fondation du Carrefour des Arts, e al MAAC di Bruxelles, mentre inizio ad esporre in parallelo, in Francia, Belgio e all’estero, e ho vinto diversi premi che mi hanno messo sulla strada giusta per l’inizio della mia carriera.

Marlène Pegliasco: Aloni dai colori vivaci per soggetti bellicosi: vuoi placare l’orrore del mondo di oggi?

Lea Belooussovitch…….: I colori che compaiono nei miei disegni sono quelli delle foto originali su cui mi baso. A volte sembrano allegri e vivaci, ma il mio obiettivo non è quello di fare una bella immagine: un giallo brillante sarà tratto da un fuoco, verde menta da un capo d’abbigliamento, blu elettrico da uno sfondo….. C’è uno slittamento tra i colori della foto che sono dell’ordine del digitale e del pixel; e i pigmenti delle matite colorate, che sono di plastica, ma l’idea è sempre quella di rispettare questi colori originali, perché è attraverso di essi che l’occhio può immaginare un corpo, un’azione, ecc….. Non è un acquiescenza che equivarrebbe a dire “non è così grave”, ma piuttosto un passo indietro, un velo posto su immagini di estrema vulnerabilità umana, preservando la memoria dell’evento (dal titolo in particolare) ma rimuovendo il voyeurismo.

Marlène Pegliasco: Perché hai scelto questa tecnica del feltro?

Lea Belooussovitch I disegni sono realizzati con matite colorate applicate direttamente sul feltro tessile. Il feltro, un materiale non tessuto in fibra, è isolante, protettivo, fonoassorbente, morbido e piacevole al tatto e ultra resistente. La scelgo sia per le sue caratteristiche tecniche, sia per le sue proprietà sensibili e per il significato che può produrre in combinazione con il lavoro di disegno. Tecnicamente, poiché le fibre sono estremamente accumulate, si verifica una reazione plastica con la matita, che è molto secca: si stacca e inizia a pelucchiarsi. Sotto i ripetuti passaggi di matite, le fibre escono in volume e si dirigono verso l’occhio. I colori si mescolano in modo molto fluido grazie alle fibre, il colore “affonda” nel tessuto. Queste reazioni plastiche arrivano all’incontro del soggetto, che consiste nel ridisegnare un’immagine in cui si mette in scena un’azione dell’ordine del dolore, proveniente dalla stampa o dal web. I volti delle vittime sono sfuocati e anonimi, sia per il lavoro di disegno “mentale” (partendo da un’immagine nitida e spostandosi verso una visione sfocata), sia per la tecnica in cui la linea della matita non è mai nitida, il mezzo che la diffonde nella materia.

Marlène Pegliasco: Cosa significa per te il disegno?

Lea Belousovich Considero il disegno come un modo per tradurre un pensiero, è un approccio che scelgo perché produrrà senso, più di un’altra tecnica, con l’idea che voglio trasmettere. Soprattutto in relazione alla fotografia, il disegno non è nella stessa temporalità, e questo è anche il cuore dei miei lavori.

Marlène Pegliasco: Qual è il posto di questo mezzo nella tua creazione?

Lea Belooussovitch……. Uso il disegno in diverse serie di lavori, è una parte importante del mio lavoro. Il disegno mi permette di dare una forma, una sensazione e una sensibilità ad una fonte (immagine, database, testo….) che non ne ha una. Ad esempio, ho realizzato un pezzo, Necrologe (Belgio), in cui le informazioni del sito web della polizia belga sono scritte in inchiostro cinese su stracci bianchi, sotto forma di una pila crescente. Il disegno è anche la base di qualsiasi lavoro plastico che intendo fare, per parti di volume, video, installazioni o concetti espositivi, tutto inizia con un disegno su un foglio A4.

Ritratto di disegnatrice:

Se tu fossi un disegno: uno dei miei disegni a penna a sfera della serie Trasgressori Eseguiti Jonathan (2015)

La tua tecnica preferita: la mia tecnica di disegno con una matita colorata su un pennarello, e anche il disegno con penna a sfera.

Il supporto più insolito: i mop

“Disegnare e’ come pensare

 

www.leabelooussovitch.com

Marlène Pegliasco

Laureata in Storia dell’Arte e residente a Tolone, ho creato il blog Art In Var (www.artinvar.fr) per condividere con i miei lettori le ricche notizie artistiche di questo bellissimo dipartim...

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