Un Salone di Montrouge decisamente femminile!

©Antoine Palmier Reynaud

©Eva Medin

©Floryan Varennes

©Madeleine Roger Lacan

©Marine Wallon

©Nefeli Papadimouli

Trulli
©Antoine Palmier Reynaud
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©Floryan Varennes
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#GRAND PARIS Ogni primavera, il Salon de Montrouge mette in luce l’arte contemporanea e partecipa alla scoperta degli artisti emergenti, gli artisti di oggi e di domani. Vera testimonianza del suo tempo, la 64a edizione del Salon de Montrouge riflette lo stato dell’arte di oggi: un mondo con orizzonti plurali ma anche, e questo è l’effetto #MeToo, una rappresentazione del 60% di giovani donne. L’altra tendenza è la predominanza dell’installazione/scultura, alcune delle quali hanno una dimensione performativa. Prendendo in prestito dai vari media abituali, un gran numero di artisti non esita ad attraversare i confini e trasformare il proprio studio in un vero e proprio laboratorio.

Per questa edizione il visitatore è invitato, in uno spazio forse più lineare rispetto agli anni precedenti, a vagare liberamente attraverso 4 capitoli che insieme costituiscono un percorso espositivo collettivo e narrativo.

Un capitolo, Ciò che siamo insieme e ciò che gli altri non sono, si concentra sulle questioni sociali e sociali attraverso il prisma delle scienze umane, ma anche sulla storia e la finzione. Gli artisti mettono in discussione le nozioni di gruppo, comunità, minoranza e diversità. Gli esseri umani sono esplorati nella loro esistenza, nei loro comportamenti e nelle loro interazioni. Nella parte del viaggio, il laboratorio di contropotenza, l’officina diventa un laboratorio. Gli artisti offrono esperienze. I materiali e gli oggetti si accumulano, si assemblano, vengono deviati, per diventare un esperimento del mondo. Qui tutto è inventato, tutto è trasformato. La forma contenuta o il contenuto in questione è un capitolo che si concentra sulla progettazione di nuove forme. Con il contributo delle tecniche e delle tecnologie attuali, gli artisti cercano di arricchire il vocabolario artistico esistente generando nuove potenzialità formali e concettuali. E infine, attingendo dalla vita quotidiana, ricordi, tracce, tracce, artisti rivelano i contorni della realtà attraverso documentari, satira o sogni nell’ultimo capitolo: La realtà catturata dalla realtà.

In questo viaggio, i bellissimi incontri sono frequenti e prendono tutte le forme. Si può viaggiare nei brillanti dipinti di Marine Wallon o Eléonore Deshayes. I cellulari di Adrien van Melle riescono a disegnare le storie di tre personaggi in un’installazione molto narrativa. In una Dancehall, il fruscio di giovani donne nere filmato da Aïda Bruyère (Grand Prix du Salon-Palais de Tokyo) diventa un atto di resistenza e affermazione. Con un linguaggio araldico rivisitato, Floryan Varennes, crea una cappella clinica e minimale i cui stemmi realizzati con ortesi mediche mettono in discussione le tracce medievali del nostro mondo. Madeleine Roger-Lacan, propone un assemblaggio di dipinti ad olio che mette in discussione il desiderio sessuale. Per quanto riguarda il design, Arthur Hoffner (Premio ADAGP) fa della fontana un’allegoria del rapporto tra uomo e natura. Offre sculture-fontana con un design minimalista di incredibile potenza formale.
Tutte queste scoperte rivelano le preoccupazioni e le domande di questa nuova generazione di artisti.

I vincitori dei vari premi dell’annata 2019: Grand Prix du Salon – Palais de Tokyo: Aïda Bruyère, Prix des Beaux-Arts de Paris: Oussama Tabti, Prix du Conseil Départemental des Hauts-de-Seine: Zoreh Zavareh, Prix ADAGP: Arthur Hoffner.

64° Salone di Montrouge
Dal 27 aprile al 22 maggio 2019

Il Campanile
2 posti Emile Cresp

92120 Montrouge

 

 

Patrice Huchet

Appassionato fin da bambino di tutte le forme di espressione artistica, ha iniziato la sua carriera nel mondo del turismo dove ha praticato la fotografia di viaggio. In seguito è entrato in unR...

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