Mayday di Liselott Johnsson a Moving Art

Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno

Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno

Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno

Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno

Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno

Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno

Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno

Trulli
Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno
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Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno
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Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno
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Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno
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Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno
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Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno
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Mayday, mayday, mayday /Liselott Johsson/Moving Art Gallery ©Beatriz Moreno
GIOVEDI’, MAGGIO, MAGGIO, MAGGIO, MAGGIO, un segnale di soccorso al quale si può rispondere solo con l’aiuto dell’arte e della poesia.
«Dirò qualche giorno sulle vostre nascite latenti“scrisse Rimbaud in “Vocali” per associare ciascuna di esse ad una delle più belle assicurazioni della vita. Il poeta ha poi esposto sia le premesse di uno svelamento che lo sviluppo di una lingua.
Nella stessa enigmatica prospettiva di un rapporto tra un segno e un “evento”, Liselott Johnsson, nella sua installazione “Mayday, Mayday, Mayday, Mayday, Mayday, Mayday”, riprende questa interazione di colore e forma e la colloca nel contesto della storia della pittura astratta. Non quello del corpo e dei suoi impulsi, ma quello del pensiero, di una riflessione sulla creazione e sulla validità di un codice linguistico.
Tuttavia, questo lavoro non pretende di essere teorico in alcun modo, ma mira piuttosto a far rivivere nello spettatore la riflessione su questo rapporto tra il colore e un sistema geometrico. L’artista crea così un vocabolario in cui ogni lettera è associata ad un quadrato abitato da un segno colorato che, culturalmente, si riferisce a sistemi ben definiti – segnalamento nei trasporti, ad esempio nel codice internazionale dei segnali marittimi, ma anche in altri campi come il codice a barre a colori ad alta capacità sviluppato da Microsoft.
Se il lavoro di Liselott Johnsson ci incoraggia a pensare a questi sistemi visivi che agiscono su di noi senza nemmeno doverli analizzare, ne evidenzia gli aspetti decorativi e architettonici. Il colore e il segno portano in sé la costruzione del significato e incitano lo spettatore ad una reazione individuale e sociale.
Nell’elaborazione di un linguaggio plastico arbitrario e di un codice visivo per designare una parola, l’artista ci illumina sull’ambiguità fondamentale di ciò che diamo per scontato naturalmente quando tutto procede solo da una costruzione culturale.
L’artista ci rimanda ai primi segni, ai linguaggi primitivi e a quelli che conosciamo, ma senza comprenderli e interpretarli.
Come percepire la realtà, come obbedire alle sue ingiunzioni o come trasformarla? Qual è il potere dell’artista su di lui e quali sono i limiti della creazione?
Ecco un’opera pensosa che viene consegnata in tutta chiarezza, nell’esigenza di un’apertura alla poesia attraverso la sola serenità di forme e colori.
Qui regna l’ombra luminosa di Rimbaud, il potere della sua sinestesia. Ci immergiamo con piacere in questa lingua sconosciuta.
Fino al 29 giugno, su appuntamento
Mayday Mayday Mayday Mayday Mayday Mayday, Liselott Johnsson
24 Rue Paul Déroulède, 06000 Nizza

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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