Il diavolo nel corpo. Quando la Op Art elettrizza il cinema

Guy Hamilton, The Man with the Golden Gun, 1974 Photogramme Scénario de Tom Mankiewicz et Richard Maibaum Avec Roger Moore et Christopher Lee D'après le roman de Ian Fleming © MGM Media Licensing

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Guy Hamilton, The Man with the Golden Gun, 1974 Photogramme Scénario de Tom Mankiewicz et Richard Maibaum Avec Roger Moore et Christopher Lee D'après le roman de Ian Fleming © MGM Media Licensing
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#NICE C’è stato un momento in cui, già a metà degli anni Cinquanta, l’arte si impossessò della strada, della vita quotidiana e dei segni di una società inghiottita dalle illusioni del progresso tecnologico del dopoguerra. Se, attraverso l’accumulazione e la distruzione, gli artisti del Nuovo Realismo mettessero in discussione i fondamenti di questa società, gli artisti dell’arte e del cinetismo la glorificherebbero diffondendosi nel lusso, nella moda, nel cinema e nel fascino della carta patinata. E a quella che Restany ha descritto come “un’avventura dell’oggetto” sul Nuovo Realismo, l’Optical art risponderà con gli effetti soggettivi prodotti nello spettatore. Oggi il MAMAC mette in prospettiva questo movimento per mettere in evidenza il suo aspetto contraddittorio, il rapporto tra tecnica e corpo e quello dell’intelletto e delle sensazioni

« Il diavolo nel corpo “Il titolo della mostra non si riferisce tanto a quest’arte segnata da un’astrazione limitata, prima di tutto al bianco e nero, a figure geometriche su superfici piane, quanto agli effetti di squilibrio che produrrà sul pubblico. Troverà la sua piena forza negli effetti psicologici e, allo stesso tempo, nell’impatto del movimento, degli effetti di luce e delle strutture labirintiche dell’Arte Cinetica

E’ così che il cinema si impadronirà di essa per tradurre transes erotici, vertigini e disturbi dell’artificio. Spinto ai limiti dell’umorismo e della derisione in Lautner in “L’occhio del monocolo” o quelli di un gattino ingenuo a Demy in “Les demoiselles de Rochefort” le influenze di questo movimento artistico sono qui particolarmente evidenziate. La moda non sarà superata con gli abiti metallici di Paco Rabane così come i ballerini del Crazy Horse si arricciano nelle sinuosità luminose dei proiettori

Fin dall’inizio, quest’arte pretende di essere un’arte illusionista e retinica. Al Vasarely la pianta del dipinto è animata secondo i cerchi e le dama colte in convulsioni per effetti anamorfici. Il punto di vista dello spettatore è costantemente ricercato. Deve immergersi nell’opera, il suo corpo si muove intorno ai volumi trasparenti di Soto o daYvaral in una pioggia di fili al neon o barre di metallo. Si scontra con i coloratissimi labirinti di Cruz-Diez. Lo spazio si espande e si contrae a sua volta e invita ad un’esperienza fisica

Di tutto questo, dovremmo ricordare solo lo chic e il falso o dovremmo capire la posta in gioco di un tale movimento? Tra i suoi iniziatori, la GRAV (Groupe de recherche d’Art Visuel) ha dichiarato nel suo manifesto del 1963: “Vogliamo interessare lo spettatore, tirarlo fuori dalle inibizioni, rilassarlo…..”. “a questa volontà liberatrice e giocosa, Spugnola aggiunge una dimensione più intellettuale affermando di essere meno interessato al risultato che al sistema stesso. Le regole a cui si sottomette sono ironiche e possono ricordarci la scrittura di Pérec. Per gli altri, ironia della sorte, ce n’erano pochi. Il fascino tecnologico ora può sprofondare nella nostalgia del vintage. Oppure, in altre parole, i situazionisti, che allo stesso tempo agivano nell’ombra, avrebbero potuto dire che tra lo spettacolo e la sua denuncia ci sarà solo lo spettacolo della denuncia.

Dal 17 maggio al 29 settembre

Il diavolo nel corpo. Quando la Op Art elettrizza il cinema

Museo d’Arte Moderna e Contemporanea MAMAC

 

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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