William Kentridge ” Una poesia che non è nostra “

Vue de l'exposition William Kentridge, « A poem that is not our own »

Vue de l'exposition William Kentridge, « A poem that is not our own »

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Vue de l'exposition William Kentridge, « A poem that is not our own »

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Trulli
Vue de l'exposition William Kentridge, « A poem that is not our own »
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#BASEL….. #BASEL…. #“Pratico un’arte politica, cioè un’arte ambigua, contraddittoria, incompiuta, non finita, propositiva: un’arte di misurato ottimismo, che rifiuta il nichilismo. » ha detto William Kentridge. L’artista sudafricano, che ha sempre combattuto l’apartheid e il colonialismo, ha superbamente spianato la strada a quella che ora può essere un’arte politica. Spesso domina un discorso victimitario e manicheo che esclude ogni forma di sfumatura o critica, che con il pretesto di essere la voce di un particolare gruppo etnico o sessuale, impone ciò che da sempre minaccia l’arte per liberarsi della sua parte maledetta: moralità e puritanesimo. A questi, William Kentridge risponde con la poesia, nella sua espressione più ampia, cogliendo i semi di tutte le intolleranze, incomprensioni e spaccature e facendoli fiorire attraverso il disegno, il cinema animato e fatto in casa, il teatro e la danza.

Appassionato di un’arte totale, esplora la politica sottomettendola alle radici del male, alla sua profondità nascosta, ai nostri rituali e, soprattutto, alla storia di questa Africa scritta solo dal colonizzatore. L’artista gioca con brillantezza tutti i ritmi e le figure, a volte tagliate in ombre cinesi, scuote in fondo alla notte come macchie di luce. Le immagini in movimento marciano nella lentezza processionale di una cerimonia. Il presente e il passato interferiscono nel disegno disegnato con colpi virulenti poi cancellati, rifatti sulle sue tracce, fotografati, poi ripresi su un giornale o su cartone. E’ sporca e viva. Lo spessore del disegno a carboncino si sviluppa come affreschi. I suoi tagli, alternativamente morbidi, violenti o ridacchianti, non illustrano nulla, sono solo le grottesche figurine di un ritmo incantatorio che mira ad una forma di catarsi per esorcizzare i demoni della storia, per far risuonare l’eco dell’esilio e della migrazione. Tra l’apparenza e la cancellazione, tutto è in gioco come metafora del nostro rapporto con il mondo.

Nato nel 1955 a Johannesburg, William Kentridge è stato notato alla Documenta di Kassel nel 1997. È stato esposto al Museo Jeu de Paume nel 2010 e al Museo Reina Sofia di Madrid nel 2018.

 

Fino al 13 ottobre 2019

William Kentridge, “Una poesia che non è nostra”

Kunstmuseum Basel

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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