Dalí, una storia di pittura al Grimaldi Forum

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#MONACO Si tratta di descrivere il viaggio di un uomo con la sua complessità, la sua stravaganza e il genio che, ha detto, ha vissuto lì. Ma, per tutta la vita, l’ha dedicata alla pittura, non solo alla sua ma anche a quella dei grandi Maestri che ammirava. Il genio di Salvador Dalí consisteva nel confondere i confini tra il reale e l’immaginario, nella ricerca della perfezione meticolosa giocando con l’eccesso della sua tavolozza e delle sue figure, nell’assumere il suo prestito dai maestri del passato disprezzando tutte le convenzioni.

La cosa vera per Dalí era soprattutto Cadaques e la sua casa bianca nella piccola baia di Port Lligat, che dal mare strisciano a spalliera verso il cielo. Con la sua luce selvaggia, un vento crudo che cede le rocce e il sole. E la cornice delle finestre che si aprono sul Mediterraneo come l’incisione del paesaggio sulle sue tele. “E’ impossibile capire la mia pittura senza conoscere Port Lligat”, ha scritto. Sui 4000 m2 di questa retrospettiva, un’isola centrale ricrea l’insieme di questo paesaggio attorno al quale sono organizzate tutta una serie di sale che lo scoprono dalle finestre aperte sulla magia del cielo, della terra e del mare. Questo legame tra l’intensità di un luogo e le diverse epoche del pittore è la linfa di questo viaggio iniziatico.

Partendo da un filo cronologico, il visitatore, attraverso i dipinti ma anche attraverso disegni, documenti o fotografie, vive la gestazione di un’opera che fa parte dei grandi movimenti dell’arte del Novecento. All’inizio vedrà la casa paterna di Cadaques, trattata con un tocco impressionista. Poi dipinti audaci nella loro vena cubista. E anche i tentativi materialistici nello spirito catalano e la scoperta di Warhol e Pop Art. La pittura tende poi a lasciare la sua cornice, ad esplorare le possibilità di una terza dimensione, l’ultimo passo prima del sogno ultimo di Dalí, l’immortalità.

Ma tutti questi movimenti che ha vissuto rimangono irrigati dal surrealismo, di cui è stato uno degli attori principali, pur rimanendo ai margini del movimento. Eppure la mostra, senza eludere il cuore dell’opera, prende la decisione di esplorarne i contorni, per svelare le fantasie e le ansie che la scuotono oltre la costruzione di uno stile Perché lo stile di Dalí rimane il vero mistero che questa mostra almeno ci permette di toccare. Probabilmente risiede nelle ombre tutelari che celebra, la luce di Vermeer, il potere di Michelangelo, la verticalità dei cipressi dell'”Isola dei Morti” di Böcklin, l’orizzontalità della terra con l'”Angelus” di Millet e tutta quella scrittura di ansia e il metodo paranoico-critico che sosteneva. Il linguaggio di Dalí è questo vocabolario di sintomi che si trasformano in segni prima di essere misurati rispetto alla pittura dei suoi “padri” da realizzare. Questa mostra è un momento importante per trovare una chiave nel mistero di Dalí.

Fino all’8 settembre 2019

“Dalí, una storia di pittura”

Monaco, Grimaldi Forum

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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