“C’era una volta in Occidente”

Lou-Andréa Lassalle, Caylus Culture Club, Performance 2013

Alice Raymond, « La Grande Traversée », 2018

Trulli
Lou-Andréa Lassalle, Caylus Culture Club, Performance 2013
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Alice Raymond, « La Grande Traversée », 2018

#BORDEAUX Per l’inaugurazione del MECA, una nuova vetrina culturale per Bordeaux, Claire Jacquet, direttrice del Frac, e il suo team hanno invitato una serie di artisti e curatori a discutere il tema “Il était une dans l’ouest”. Se questo titolo ricorda il famoso western, il suo scopo è quello di raccontare una storia contemporanea della scena artistica della Francia occidentale. “C’era una volta in Occidente” racconta una storia composita, volutamente frammentaria, con espressioni diverse, che non riguarda solo un soggetto, ma preferisce lasciare che le singolarità si esprimano.

Le Frac presenta una selezione di 16 progetti, ciascuno guidato da un curatore con un totale di oltre un centinaio di artisti tra cui Martial Raysse, Charles Fréger e 200 opere, metà delle quali provengono dalla collezione, l’altra metà da istituzioni partner (CAPC, Musée des Beaux Arts de Libourne, Frac Artothèque Limousin, Frac Poitou-Charente, Artothèque de Pessac, Fondation SAFFCA, Collection Pinault, Galerie Eric Dupont).La volontà di riflettere la vitalità della scena artistica regionale. Tutte le discipline delle arti visive sono riunite in questa densa mostra, arricchita dalla presentazione di alcuni pezzi della collezione di design.

La mostra riflette il patrimonio culturale locale, ad esempio affidandosi a festival regionali. Ad esempio, la mostra è introdotta da un’opera monumentale di Martial Raysse, il carnevale di Périgueux (1992), una lettura dell’esistenza umana tra conoscenza secondo Nietzsche ma anche storia popolare. Un’opera in cui Martial Raysse semina una serie di simboli e riferimenti alla storia dell’arte. Il lavoro Cura Pastorale è un polittico di nove pannelli di Charles Fréger che si riferisce ad una mostra regionale all’aperto le cui origini risalgono al Medioevo. Si tratta di una serie di fotografie scattate dopo un incidente con il flash che dà un effetto negativo alle fotografie. Approfittando di questo effetto visivo che rafforza il mistero, l’artista propone una serie di silhouette che reinterpretano Guernica. Rachel Labastie, sotto la direzione di Julie Laymond, presenta ceramiche realizzate durante una residenza in un villaggio abbandonato della Navarra, dove viene eseguita una performance che sembra un rituale sciamanico.

Più avanti, su un’intera parete, una serie di nudi di Alexandre Delay dialogano con le opere della collezione del Musée de Beaux-Arts de Libourne. Il nudo, considerato dall’artista come figura centrale nella storia della pittura, viene qui trattato in una pratica mista che combina fotografia, pittura e testo, creando, secondo l’artista, non solo un legame storico con le belle arti ma anche un legame tra “arte maggiore” e “arte minore”. In questo spirito di trasversalità, Anne Dressen ha riunito alcune recenti acquisizioni del Frac Nouvelle-Aquitaine associato a due opere del CAPC. Queste opere hanno in comune il fatto di evocare nozioni di ambivalenza, ibridità, travestitismo, fluidità….

In questo mondo in pieno movimento e mutamento, Irwin Marchal, gallerista di Bordeaux, ha selezionato una serie che mescola felicemente arte plastica e design. Le opere di tre collettivi riflettono l’iperindividualismo e l’iperconnettività e ne rivisitano i codici per farne oggetti rituali e magici. La mostra lascia anche un bel posto per la fotografia. Lo spazio centrale della mostra presenta una collezione fotografica delle collezioni dei tre Frac de Nouvelle-Aquitaine.

La mostra si conclude con un focus sull’arte contemporanea del Sud Africa. Aperta al mare, la storia di Bordeaux va ben oltre i suoi confini. Bordeaux è strettamente legata alla storia della colonizzazione e della tratta degli schiavi, tra Europa, Africa e Americhe.

In linea con questa storia, questa sezione della mostra presenta opere della collezione della Fondazione SAFFCA, grazie in particolare alla sua filiale francese AFSACSACSA (Association Française de Soutien à l’Art Contemporain du Sud de l’Afrique) situata a Saint-Emilion, nel cuore della capitale dei vini di Bordeaux. Pierre Lombart, direttore di questa fondazione, presenta parte della sua collezione, tra cui opere di William Kentridge, Kendell Geers, Zanele Muholi e mostra la grande diversità e l’incredibile dinamismo della scena artistica sudafricana.

Per l’apertura dei suoi nuovi locali, il Frac Nouvelle-Aquitaine ci offre una mostra fluviale che incontra quella che costeggia. Questo inaugura un fitto programma e lancia la nuova vita del FRAC NEW-AQUITAINE MÉCA sotto i migliori auspici.

29 giugno – 9 novembre 2019

“C’ERA UNA VOLTA A OVEST”

Frac Nuovo Aquitaine Méca

 

 

Patrice Huchet

Appassionato fin da bambino di tutte le forme di espressione artistica, ha iniziato la sua carriera nel mondo del turismo dove ha praticato la fotografia di viaggio. In seguito è entrato in unR...

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