Claude Lévêque: “La mosca umana” a Saint-Nazaire

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#SAINT-NAZAIRE La memoria si scontra con la realtà contemporanea e le mitologie che essa evoca. Sarebbe quindi sufficiente a rendere provocatoria l’opera di Claude Lévêque. Soprattutto perché le sue installazioni procedono attraverso deviazioni confuse che contrastano con l’estrema semplicità del suo soggetto. Così “Human Fly” si riferisce alla memoria di una musica Cramp – un richiamo alla cultura punk da cui l’artista proviene – ma anche al mosca che, con il suo sistema di visione diffratto, impone un’altra prospettiva. Un’altra deviazione, poi, un altro tuffo nell’infanzia. E anche un falso ingresso nell’opera attesa quando il manifesto della mostra prende l’immagine di una giostra con i suoi piani ingenui nei colori di un’epoca passata.

Come sempre, la semplicità dell’approccio e dei materiali – oggetti, suoni e luci – si confrontano con l’effetto sproporzionato prodotto Nell’ex base sottomarina di Saint Nazaire Claude Lévêque riattiva questo campo della memoria con l’intensità dello shock percettivo. Da questa permanente tensione tra un luogo sotterraneo e chiuso, la sua massa di cemento grezzo e il ricordo del caos dei bombardamenti a cui è stato sottoposto. Solo l’effetto provocato nello spettatore che, a sua insaputa, aggiorna il disordine sensoriale di chi l’ha sofferto.

Claude Lévêque, ancora una volta, è attaccato a questa distorsione che si verifica tra un luogo, la sua funzione, la sua architettura e l’evento che crea, non per significare o ripristinare una memoria, ma piuttosto per rompere la morsa dello spazio e del tempo in cui ogni storia è costruita. Ciò che egli persegue è l’effimero, lo shock del presente, lo squilibrio e la perdita di punti di riferimento sensoriali nell’attacco della soggettività fino al rischio di perdita di significato.

Così questo ambiente è costituito solo da strutture in tondino di acciaio inossidabile che riflettono il bagliore dei proiettori in una notte piena di fulmini. I suoni assordanti e metallici strappano lo spazio all’insopportabile. Piacere e repulsione si intrecciano per un’esperienza in cui l’astrazione è spinta fino al punto di esplosione che struttura la nostra coscienza in una linea di fulgurazioni per gli altri possibili. Qui siamo sottoposti ad un’esperienza di cui diventiamo gli unici padroni. Ce lo dice Claude Lévêque:

“Solo l’arte offre visioni, il resto, lo spettacolo della politica mediatica, non ti fa sognare. Solo le tasche di resistenza sono essenziali. »

 

Fino al 29 settembre 2019

LIFE, base sottomarina, Saint-Nazaire

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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