#Biennale2Lione: Dewar § Gicquel, il legno senza linguetta di legno

Dewar § Gicquel, OAK CHEST OF DRAWERS WITH GIANT FLANDERS RABBIT AND ARMS, 2018, OAK WOOD, 90 × 104 × 57 CM

Daniel Dewar et Grégory Gicquel, Oak Relief with Man, Udders, and Vase, 2017, Kunsthalle Basel, 2019. ©Philipp Hänger/ Kunsthalle Basel

Dewar&Gicquel, Mammalian Fantasies, view on, Oak Relief with Man, Pig, and Shell, 2018, Kunsthalle Basel, 2019. Photo: Philipp Hänger / Kunsthalle Basel. Courtesy of the artists; C L E A R I N G, New York / Brussels; Loevenbruck, Paris, and Jan Kaps, Cologne.

Dewar § Gicquel, OAK RELIEF WITH BODY FRAGMENTS, 2018, OAK WOOD, 120 × 132 × 17 CM

Trulli
Dewar § Gicquel, OAK CHEST OF DRAWERS WITH GIANT FLANDERS RABBIT AND ARMS, 2018, OAK WOOD, 90 × 104 × 57 CM
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Daniel Dewar et Grégory Gicquel, Oak Relief with Man, Udders, and Vase, 2017, Kunsthalle Basel, 2019. ©Philipp Hänger/ Kunsthalle Basel
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Dewar&Gicquel, Mammalian Fantasies, view on, Oak Relief with Man, Pig, and Shell, 2018, Kunsthalle Basel, 2019. Photo: Philipp Hänger / Kunsthalle Basel. Courtesy of the artists; C L E A R I N G, New York / Brussels; Loevenbruck, Paris, and Jan Kaps, Cologne.
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Dewar § Gicquel, OAK RELIEF WITH BODY FRAGMENTS, 2018, OAK WOOD, 120 × 132 × 17 CM

#LYON Vincitori del Premio Marcel Duchamp 2012, i due artisti di Dewar § Gicquel continuano a esplorare un materiale semplice come fonte della loro immaginazione. Questa volta, al Museo d’Arte Contemporanea nell’ambito della Biennale di Lione per una mostra “Mammalian Fantasies”. Il legno, e con esso il suo valore d’uso, la sua funzione decorativa o utilitaristica, si confronta con un universo post-pop in cui l’artigianato funge da bussola per una produzione radicalmente disorientata. Tuttavia, se in questa Biennale le opere presentate sono a volte più irrisorie che derisorie, quelle di Dewar § Gicquel si sforzano di spingere generi e materiali fino al punto di radicamento per dare loro un significato che contraddice il contesto in cui procedevano.

Spinte all’estremo dell’umorismo, della fantasia e della banalità, le loro creazioni parlano di ossessione, utilità, sesso e morbosità nella vita quotidiana. Mobili, bassorilievi o sculture scolpite in legno grezzo indicano le tracce della contaminazione di un materiale mangiato dai vermi delle nostre risate e angosce. Riflettono i nostri arcaismi e richiamano la nostra animalità in modo burlesco, in una dissolutezza di corpi smembrati, intestini e un bestiario dove la fantasia pastorale viene deviata in un “giardino di delizie” contemporaneo in cui sogni e incubi si intrecciano per trasgredire la realtà o renderla splendida.

Tutto questo è preciso, di noiosa crudeltà, e testimonia un know-how impressionante. Da un pezzo all’altro, c’è un’oscenità giubilante e la facilità con cui si rinnova costantemente con questo distacco altero che rimane il segno distintivo dei grandi artisti. Alcuni, nello spirito dei tempi, vorrebbero vedere in esso un manifesto antispeciesistente e i commissari della Biennale hanno ampiamente ceduto a questo effetto di moda. È necessaria la parità più rigorosa, sono essenziali il genere, l’antropocene e il post-umanesimo. Eppure le opere di Dewar § Gicquel parlano del mondo attuale come ha fatto Jerome Bosch. Parlano dell’oggi confrontandosi con il passato, trascendono e sondano l’oscurità del futuro.

 

Fino al 5 gennaio 2020

Daniel Dewar § Grégory Gicquel “Fantasies Mammals”

Biennale di Lione

MAC Lione

Michel Gathier

Con una formazione letteraria, Michel Gathier ha sviluppato la passione per l’arte in tenera età, soprattutto durante i lunghi soggiorni all’estero. Ha contribuito alla rivista “...

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