C’era una volta… una linea! Incontro con Benjamin Laurent Aman
18.09.18
Marlène Pegliasco

Vivere l’inesauribile mondo sensoriale. Affidatevi alla pluralità dei campi artistici. Unisci, sperimenta e percepisci l’impercettibile Benjamin Laurent Aman, 37, artista, ci ferma in uno spazio-tempo per penetrare quello del supporto e attraversare gli strati di grafite. Le sue installazioni traducono un’esperienza intima, fisica ed emozionale invitando il disegno e la musica a portarci oltre la frontiera del visibile. Un approccio personale abbinato all’attività e al progetto del musicista Disturbi del sonno con l’artista Marionetta Auburtin. Ritratto.

 

Marlène Pegliasco : Raccontaci del suo background.

Benjamin Laurent Aman : Sono laureato in l’Ecole Nationale Supérieure d’art de Nancy. Poi ho vissuto per 7 anni in Berlinoe poi sono stato in residenza presso il Cité Internationale des Arts de Parise infine stabilirsi a Auberverversori nel 2015 dove ho la mia officina. In questo spazio, organizzo il progetto Disturbi del sonnocreato in 2010 con Marion Auburtin. Sono mostre, edizioni in cui invitiamo altri artisti in giro per l’universo della notte. La prossima apertura sarà il 22 settembre con Barbara Breitenfellner. Voglio dire, ho appena esposto alla mostra Arte su carta à Bruxelles dove ho ricevuto il Premio Eeckman e il mio lavoro sonoro è visibile di tanto in tanto 15 novembre alla Fortezza Reale di Chinon.

 

M.P.: Lavora in tutti i tipi di media, il suo rapporto con il disegno non è limitato al mezzo. Il vocabolario specifico di ogni campo cambia, componete un disegno come la musica? Musica come un disegno?

B.L.A: Sì, è giusto. Si tratta di un processo che non è sempre molto cosciente. Disegno e compongo musica, non contemporaneamente, ma in eco, come impregnandomi l’un l’altro. Mi sembra che sia questo fenomeno di impregnazione che mi permette di comporre musica per o attraverso il ricordo di un disegno, di un’immagine, di una frase e in modo simile, che mi permette di disegnare per o attraverso il ricordo di un suono, di una musica. Si tratta di un trasporto permanente dall’uno all’altro. Il termine sinestesia è abbastanza appropriato per chiamare questo trasporto. Un termine complicato che induce semplicemente che i nostri sensi sono complessi, plurivoci, indisciplinati, che non sono un insieme di frecce sparate nella stessa direzione, ma che al contrario a volte si perdono lungo la strada e spesso perdere il loro bersaglio. Sono proprio tutte queste carenze che mi interessano, così come il mio modo di disegnare e comporre la musica, le zone aperte e l’esplorazione di queste zone.

 

M.P.: Ha una connessione fisica con il disegno? Psichica?

B.L.A. : Difficile separare le due cose… Una relazione fisica, sì, nel senso che l’esperienza del disegno mi guida molto. Non so dove vado quando disegno, vado davvero al buio e questo approccio sperimentale è per me un motore. Psichico, in quanto un mondo è gradualmente organizzato ad ogni disegno e non appena si tratta di organizzare, di percepire, lo spirito non è mai lontano

 

M.P.: Cosa significa per lei il disegno?

B.L.A. : Il disegno mi sembra una sorta di equilibrio, di suspense, tra contingenza e necessità, tra ciò che accade e ciò che si impone, tra incidente e principio… Tutto questo è difficile da descrivere.

 

 

Ritratto di un disegnatore

Se fossi un disegno? Un getto a spirale

La sua tecnica preferita?Collezione

Il supporto più insolito? Un comodino

“Disegnare è come…” Un viaggio

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