Philippe Pastor, “Terra § Metamorfosi”
07.06.19
Lili Tisseyre

#MONACO Pensare alla terra significa per un artista viverla carnalmente. Sentire le proprie ferite è anche subire questa lacrima che l’attività artistica rivela e cauterizza allo stesso tempo. A questo scopo, Philippe Pastor prende sostanze minerali e vegetali da questa natura ferita. Ne rivela la forza sepolta perché per lui l’arte è un impegno a metterci in allarme sulle tragedie della terra, della foresta o del mare, a denunciare i disastri climatici che lacerano gli alberi e gli incendi per quelle ceneri in cui il nostro mondo rischia di scomparire.

La scomparsa è infatti la sfida di questi monumentali dipinti dove la potenza del gesto si misura in base a quella degli elementi. È la figura centrale ma anche il nostro orizzonte fatale se l’essere umano non riesce a riconciliarsi con questa natura che ci dà la vita e alla quale apparteniamo.

L’arte può quindi essere questo atto riparativo e allo stesso tempo ci avverte delle conseguenze della nostra eccessività. Ma il gesto dell’artista si cancella nell’essenza stessa della materia, delle foglie, dei ramoscelli, degli aghi di pino, tutta questa natura filante che si scontra con l’artificio del colore del pittore anche quando risulta da pigmenti naturali: Due vite, quella dell’artista e quella del suo ambiente, che si confrontano ma comunicano nella minaccia dello stesso annientamento.

Siamo chiamati al cuore dell’approccio di un artista: Scomparsa certamente, ma per quale nuova forma? Philippe Pastor risponde con lo scoppio di una rabbia, uno scoppio della natura come se essa stessa spingesse il suo grido, esibendo gli stigmi delle sofferenze che le venivano inflitte. Eruzione di colori e detriti dopo l’apocalisse. Ma ci sono comunque questi totem che si innalzano, questi alberi bruciati in bronzo per una parvenza di eternità: la traccia ultima della speranza.

Galerie Modern’Art

Philippe Pastor, Terre & Métamorphoses